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Vecchio e nuovo a Venezia

12. Januar 2013 Kommentare aus

Bisogna ammettere una certa legittimità alle critiche riguardanti le costruzioni nuovissime nella città storica di Venezia, il contrasto con il carattere della città è a volte affatto netto, nonostante si cerchi di rimanere in sottofondo. Naturalmente ci sono soluzioni come le case di Cino Zucchi oppure la casa alle Zattere di Gardella che non stonano troppo, anzi, si abbacinano al tessuto rinvenuto. Ma una volta posta la domanda di costruire qualcosa di nuovo anche nella città lagunare bisogna ammettere che sia Calatrava che gli architetti C+S di Treviso hanno creato qualcosa di contemporaneo che rispetta e considera l’ambiente veneziano. Difatti, come afferma Fulvio Irace, l’architettura moderna arriva a Venezia sempre di soppiatto (cfr. Giustizia è fatta, in: Domus 964/dic. 2012). Il ponte per esempio usa le più avanzate tecnologie ingegneristiche per essere gettato raso l’acqua in modo da non sbarrare le prospettive sui palazzi, quindi Calatrava ha cercato di rendere il ponte il meno presente possibile salvo la negazione stessa del ponte. La soluzione dei dettagli poi, la scelta dei materiali, la raffinatezza con cui sono stati scolpiti i corpi di fabbricca rivestiti di pietra e il gioco con i riflessi dell’acqua nelle vetrate del pavimento esaltano la relazione con la città. La casa per gli uffici della corte invece con la sua cubatura ridotta, semplice e fluttuante ricalca lo schema di molti edifici vicini. Il colore scuro delle superfici non sormonta ma evidenzia i colori pastelli tipico delle casa veneziane e la struttura rievoca quella della circostante Manifattura Tabbacchi…

Direi, che preso in considerazione questo, l’unica alternativa a queste costruzioni sarebbe stato la rinuncia totale ad ogni nuova costruzione. In una città come Venezia, per il suo patrimonio eccezionale e unica nello stesso tempo, una nuova e contemporanea costruzione può acquistare un proprio diritto di vita soltanto attraverso un sensibile dialogo con la città storica, ma una volta premesso questo può acquistare il suo diritto ad una propria vita, di proprio pugno e carattere senza ricalcare le forme già presenti (come p.e. Zucchi) per poi finire in strane caricature di un presente molto più originale che una copia mai potrebbe raggiungere.

Tuttavia ritengo, che a Venezia bisogna procedere con molta cautela nelle decisioni edili ed urbanistiche. La contemporaneità sia pure ammessa a Venezia, ma entro certi limiti. Infatti questi nuovi edifici sono sorti ai margini della città storica, lì dove c’è anche la stazione e l’autorimessa, ecc. D’altronde vorrei ricordare il ponte dell’Accademia per dimostrare cosa succede quando la cautela viene esagerata…qui si è finito per una soluzione effimera che risolve tutto in un semplice aggetto pratico, qui difatti si è rinunciato all’architettura per eccessivo rispetto verso il contesto storico della città. Di conseguenza a Venezia bisogna tuttora chiedersi, con delle parole prestate al Pensabene: Può oggi esistere l’architettura – a Venezia?