Archiv

Archive for Februar 2013

Am Ursprung der Moderne – all’origine del razionalismo (Texte/testi)

12. Februar 2013 Kommentare aus

„Quanto è in rappresentazione deve essere in funzione“ (Francesco Milizia, 1761)

Grundlagen-Texte für ein Verständnis der Ursprünge moderner Architekturauffassung

Testi per la rilettura degli origini della concezione moderna dell’architettura

Algarotti, Francesco:

  • Opere critiche scelte, Mailand 1831.

Boullée, Étienne-Louis:

  • Treatise on Architecture, London 1953.

Durand: Jean-Nicolas-Louis:

  • Recueil et parallèle des édifices de tout genre, anciens et modernes : remarquables par leur beauté, par leur grandeur, ou par leur singularité, et dessinés sur une même échelle, 1800;
  • Précis des leçons d’architecture données à l’École royale polytechnique, 1809;
  • Précis des leçons d’architecture données à l’École royale polytechnique, 1813.

Ledoux, Claude Nicolas:

  • L’Architecture considérée sous le rapport de l’art, des mœurs et de la législation, Paris 1804.

Mèmmo, Andrea:

  • Carlo Lodoli :  Elementi di architettura lodoliana, ossia l’arte del fabbricare con solidità scientifica e con eleganza non capricciosa, Mailand 1786.

Milizia, Francesco:

  • Principî di architettura civile, Mailand 1781;
  • Dell’arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principî di Sulzer e di Mengs, Venedig 1781;
  • Roma nelle belle arti del disegno, Rom 1787.
Advertisements

Che cosa è un architetto se non è neppure logico?

6. Februar 2013 Kommentare aus

„Architettura è sublimazione della necessità della vita: è l’arte che definisce, nello spazio, il tempo. Essere moderni significa semplicemente esistere; essere razionali significa poco più che possedere il ‘sine qua non’ per esistere. Essere architetti, cioè artisti, è ben altra cosa. Non porteremo quindi questi titoli a vanto nostro, come non porteremmo, in altro campo, quello di uomo onesto. Che cosa è un uomo se non è neppure onesto? E ancora, che cosa è un architetto se non è neppure logico? La nostra aspirazione è più alta: noi crediamo che non basti all’architetto il costruire, ma sentiamo il bisogno di dire, di esprimere, con la sintesi dell’opera nostra, oltre che la vita contingente, il pensiero e il carattere dell’epoca attuale.

E, poiché per dire occorre un linguaggio intelligibile ai più ci siamo messi di buon accordo insieme per cercare una strada maestra nel labirinto dell’arte. La personalità individuale non ci interessa tanto, ci preoccupa assai di più la personalità dell’opera. Poco ci importa che si dica di un edificio ‘è del tale’ o ‘è del talaltro’ se il monumento non comunica la propria anima. Una casa ha da essere prima di tutto casa, e non interessa che sia ‘mia’ o ‘tua’. Un artista, quando sia veramente tale, lascia sempre traccia di se stesso nel suo lavoro, e questo segno, crediamo, è tanto più profondo, quanto meno l’artista si è preoccupato di incidervelo. Questo principio che informa i nostri progetti costa ad ognuno il sacrificio della propria ambizione, ma il personalismo ad oltranza, oltre ad esser spesso mal celato egoismo, è cifra o bizzarria e danneggia, attraverso la logica e l’estetica offese, la società.

Dopo le esperienze romantiche, estremamente soggettive, è tempo, se non si voglia ricadere nella pericolosa Babele, che le parole dei singoli si organizzino in lingua viva comune. L’opera d’arte sarà originale, non quando l’artista avrà messo a capriccio il proprio sigillo, superficialmente esornativo, ma quando il chiaro equilibrio dell’organismo esprimerà L’intima essenza e la novità del concetto interpretativo. Queste parole abbiamo sentito il bisogno di premettere, perché l’uniformità del nostro abito non sembri povertà interiore, ma ricordi, sia pure come desiderio, la massima francescana che insegna ad essere semplici al di fuori per divenire luminosi dentro.”

Relazione ai progetti di laurea dei componenti del gruppo BBPR, 1932.

Fonte: Ernesto Nathan Rogers: Esperienza dell’architettura. Milano 1997, pp. 37-38.